Estreme volontà – Matteo Mazzucchi

La settimana prima era andato al funerale del vecchio amico Taddeo, nella chiesa del paese vicino. Dicono che i funerali sono un brutta cosa, ma si sbagliano. Cosa sono in fondo i funerali? Occasioni per rivedere vecchi amici, per parlare dei tempi andati e poi, perché no, per bere tutti quanti in osteria.
Anche in questo caso tutto era andato secondo il programma. Tutti fingevano tristezza, bevevano e poi ridevano, fingendo ancora tristezza, alzando le spalle ricordando il morto. Poi sorse improvvisa una discussione. Taddeo era morto ricco e senza eredi e fra gli amici ci si cominciò a chiedere chi avrebbe ricevuto tutto quel denaro. Ma la discussione si era andata ad arenare nel nulla e tutti, andandosene, avevano lanciato un’occhiata alla fabbrica di armi del vecchio amico, sospirando pieni di insoddisfazione.
Il giorno dopo Antonio ricevette una convocazione da parte del notaio del vecchio Taddeo, e d’improvviso il suo cuore si riempì di speranza. Nella camera da letto dalle pareti scrostate Antonio si era messo gli abiti delle occasioni buone, lamentandosi con la moglie perché la giacca non gli andava più.
-È perché sei ingrassato, tesoro!
-Tu non sai fare i lavaggi, restringi tutti i vestiti e poi vuoi dare la colpa a me? Porco***, ma non preoccupiamoci! Quel cane di Taddeo deve avermi lasciato qualcosa dei suoi beni! Saremo finalmente ricchi, Lisa!
-Non ti fidare, Tony! Le armi di Taddeo hanno portato la sofferenza nel mondo! Come potrebbero dare a noi la felicità?
-Parlane col Prete, Lisa! Quei soldi non potranno mai renderci infelici!
E quindi se ne andò, sbattendo la porta e bestemmiando nuovamente di felicità, riempendo la strada del fumo uscito fuori dal tubo di scappamento malmesso della sua ape car fresca di autolavaggio.
Nella stanza del notaio si trovavano praticamente lo stesso gruppo di amici di quaranta anni prima. Era come una foto di gruppo di quando andavano a vedere l’Atalanta assieme. Solo che le loro fronti si erano fatte più ampie, le pance più voluminose, i fiati più corti. Tutti in giacca e cravatta sembravano particolarmente a disagio, quasi ridicoli nei loro atteggiamenti che volevano sembrare a tutti i costi raffinati. Per sciogliere il disagio Mattia cercò di ricordare quando per la partita con il Brescia avevano portato dei ganci da macellaio, ma il suo tentativo di smorzare la tensione venne crudelmente fermato dalla porta in mogano scuro che si aprì e dalla segretaria che li fece accomodare nell’ufficio del notaio. Il vecchio Gianni lunghi baffi sorrise e la sua mano lubrica bramò di sfiorarle la gonna, proprio dove la natiche piegavano il tessuto rosso, ma la mano di Roberto, che era quello che ne sapeva più di mondo – infatti faceva il caffettiere e aveva tutto il giorno a che fare con gli impiegati del palazzo di Giustizia – fece capire che era meglio di no. L’atmosfera si fece improvvisamente più tesa quando il notaio aprì la busta contente il testamento di Taddeo. Antonio fra tutti era il più sicuro che l’eredità sarebbe andata a lui. Come sarebbe potuto andare diversamente? Loro erano i vecchi amici di Taddeo, avevano fatto le scuole assieme, avevano bighellonato per il paese fino a quando Taddeo non aveva deciso di andare a vivere in città. E di diventare ricco.
-Il sottoscritto Taddeo Nava, nato a M******** il 15 Novembre 1975, nel pieno possesso delle sue facoltà mentali, lascia il seguente testamento olografo, da aprire solo dopo la sua morte. Amici convenuti per le mie esequie, non potrò mai dimenticare i primi anni della mia giovinezza, quelli in cui la sorte ha voluto che vi avessi al mio fianco. Poi tutto è cambiato, la vita stessa ci ha cambiato, ha separato le nostre strade, ha fatto in modo che ognuno seguisse un sentiero differente. E che mi ammalassi e morissi precocemente prima di voi. Ma forse è meglio così. Sono un’anima perfida e malvagia, la mia fabbrica ha collaborato con le più infami dittature del terzo mondo, le armi col mio nome sono diventate sinonimo di perfidia e distruzione. E io ero contento di questo. Ma ora sono morto. E le anime dei morti non si possono placare se prima non si sono riappacificati con il mondo che le ha appena espulse. Devo placare la mia rabbia, devo placare la mia cattiveria se voglio essere sereno. E la cattiveria nasce solo da una cosa: il non saper dare a ciascuno quello che si merita. Questo causa insoddisfazione, rabbia e infine malvagità. In fondo sono sempre stato poco generoso, non ho mai dato ai miei cari quello che si meritavano. Per questo motivo a ciascuno dei miei amici, i cui nomi verranno sottoscritti, verrà donato un aspirapolvere di modello Brenta, che troverete nell’ufficio del notaio il giorno in cui verrà aperto il mio testamento. Tutti i restanti miei beni mobili e immobili, comprese le quote di partecipazione alla Nava armamenti s.p.a. verrano cedute agli enti benefici di cui sotto…
-Porco*** come sarebbe a dire un aspirapolvere? Racconti oggetto-Aspirapolvere
-Giusto! Noi eravamo suoi amici! Gli ho anche portato il gancio da macellaio, quando lui non voleva nemmeno andare allo stadio!
-Io gli ho offerto la mia macchina e l’ho convinto che andare a capinere non era un male! Non si è mai nemmeno degnato di ringraziarmi!
-Queste sono le volontà del defunto, signori. Nella stanza affianco troverete gli aspirapolvere, Franca ve li mostrerà!
Mentre defluivano confusamente nella stanza a fianco, Gianni lunghi baffi sbuffava più di tutti e per placare la locomotiva a vapore che era diventata la sua bocca, posò l’occhio e la mano sul deretano della segretaria. Questa volta Roberto il caffettiere non fece nulla per fermarlo, irritato verso il bel mondo che in quel tardo giorno di Novembre gli aveva donato tante speranze e solo un misero aspirapolvere!
-Un aspirapolvere! Io vorrei addirittura lasciarlo qui!
-Mah, a mia moglie potrebbe tutto sommato essere utile, chi lo sa!
-Comunque io l’avevo detto che quello era tutto strano!
-Beh, negli ultimi anni rimaneva sempre chiuso nella sua villa, sembra che usasse addirittura dei guanti bianchi per evitare di toccare gli oggetti…
-Non gli è servito a molto! Lo stronzo è morto comunque!
-Guardate, è sempre stato un paranoico del cazzo! Ricordo quando doveva partire per la città… si lamentava solo che dove sarebbe andato c’erano troppe luci, e non avrebbe mai più potuto rivedere le stelle…
-Le stelle… non ne vedrà molte all’inferno dove sarà finito! Porco*** aiutatemi un attimo! Questo aspirapolvere del cazzo non ci sta nemmeno dentro il mio apino!
-Dovevi portarti il pick up, Tony!
-Quale? Quello che mi sarei voluto comprare con i soldi di Taddeo? Fanculo a tutti ragazzi, ci vediamo in osteria! Se il diavolo non ci coglie!
E le strade della città si riempirono nuovamente del fumo del suo motore agonizzante.
La sua mente si muoveva e si agitava come non faceva da anni. Perché un aspirapolvere? Cosa aveva voluto dirgli? Forse che era sporco? Oh, ma sarà pulito lui, lui e il suo bel corpicino, ora in pasto in vermi! Mentre la mente si ingorgava di pensieri, i suoi gli fecero notare che la strada nella direzione opposta alla sua era addirittura peggio del suo cervello, tutte le corsie erano intasate di macchine, in cielo stavano due elicotteri della polizia, tutti sembravano agitati. Per fortuna l’apina di Tony poteva muoversi liberamente e in un istante riuscì a giungere a casa.
-L’unica nota positiva della giornata! pensò mentre stava smontando dal veicolo e aveva cominciando a scaricare il prezioso aspirapolvere. Proprio in quel momento gli si fece incontro la moglie tutta agitata
-Tony, per fortuna sei qui! C’è stato un attentato in città! Una macchina è esplosa in pieno centro!
-Oh cazzo, proprio vicino a dove ero io!
-I nostri figli comunque stanno bene! Li ho già contattati!
-Bene! Di questi tempi non si può proprio vivere tranquilli! Ma, moglie, aiutami a scaricare la magnifica eredità di Taddeo! Forse a te piacerà!
-Ma… ma è un aspirapolvere!
-Ne ha donata una a tutti i suoi vecchi amici… anche a quello scapolone di Roberto!
-Ma perché!?
-E che ne so! Ha detto solo che era quello che ci meritavamo! O qualcosa del genere! Cioè… per Gianni andava benissimo, ma perché anche io? Io mi meritavo molto di più! Ero uno dei suoi migliori amici! E anche tu lo eri… o no?
-Beh certo…
-Non ne sei convinta? Sei stata tu a fare qualche cosa che l’ha irritato? Perché se abbiamo perso l’eredità per colpa tua…
-E dai Tony, non dire sciocchezze…
-Io le dico, ma tu le fai! Cosa hai fatto a Taddeo…
-Dai Tony, son passati tanti anni…
-Lo sapevo! È per colpa tua che ci ha snobbati quando è diventato ricco! Cosa hai fatto? L’hai insultato? Brutto com’era potrebbe esserti scappato…
-No… forse ho fatto di peggio… ma è passato tanto tempo Tony!
-Parla!
-Prima che ci mettessimo assieme… Taddeo mi aveva fatto la corte, o almeno credo, era sempre molto dolce e carino… pensa, una volta mi aveva detto che mi aveva conosciuto dopo aver visto una stella cadente e che io ero la realizzazione del suo desiderio, o qualcosa del genere, ora non ricordo bene, sono passati così tanti anni.
-Quante sciocchezze! E tu?
-Io… lui stava per partire dal paese, e poi non mi piaceva tantissimo, era brutto, tu mi facevi già la corte… il resto lo sai. Lui se ne partì per il paese e di fatto non lo rivedemmo più. Almeno non da amici…
-Che infame che sei! Potevi anche dirmelo prima!
-Non ti arrabbiare Tony! Temevo…
-Vammi a preparare la cena donna! Non ne voglio parlare!
Si sedette in salotto, l’aspirapolvere sempre davanti ai suoi occhi. Quello stronzo! lo aveva gabbato con quella ridicola eredità, e poi aveva anche osato far la corte a sua moglie.
-Quello che mi meritavo… ho avuto quello che mi meritavo, un aspirapolvere, per far cosa? Saprei io cosa fare con quell’aspirapolvere se solo lo avessi sotto mano! Sei morto apposta per evitarlo… però, pensaci Tony! Pensaci! Per quale motivo proprio un aspirapolvere? Un aspirapolvere è un dono per donne, io lo farei solo a una donna, voleva che il dono fosse per Lisa! E per la donna un tempo amata non poteva fare un dono tanto patetico! Sì, voleva che arrivasse a lei passando attraverso di lui, il dono vero doveva essere dentro, sì, nell’aspirapolvere doveva esserci oro, argento, preziosi gioielli! Sì, era così senz’altro!
E così pensando si chinò sbuffando e ansimando sull’aspirapolvere, cominciò ad armeggiare con le ditine grasse sul coperchio.
-Sì, oro! Oro! Perché non si apre… ecco vedo scintillare qualcosa! È oro!
Proprio in quel momento urlò la moglie spalancando la porta.
-Gianni! È morto nell’attentato! La macchina di Gianni aveva una bom…
Gli occhi di Tony videro meglio dentro la cassetta. Vide dei fili aggrovigliati di mille colori, e delle sacche.

di Matteo Mazzucchi

disegno di Andrea Bertaiola

N.B.: Tutti i racconti di questa categoria fanno parlare un oggetto: in questo caso si tratta di un aspirapolvere.

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