1817, Lettera aperta a una sorella – Federica Cenname

per Federica C

Winchester, giovedì

Mia carissima Cass.

Eccomi ancora una volta in questo scenario a me molto familiare, seduta presso lo scrittoio con la penna in mano e un candido foglio di carta pronto per essere imbrattato con sincere parole di gratitudine. Noto con un certo compiacimento di essere riuscita nel mio intento: dopo tanto pregare – ammetto che non mi aspettavo una tale fatica – ti ho convinta a lasciarmi sola per qualche ora con la scusa di sbrigare certe commissioni per mio conto in Città, questioni che non potevano attendere oltre. La spossatezza e quel senso di oppressione che, da qui agli ultimi giorni, sento costanti nelle mie membra mi hanno temporaneamente abbandonata e quale momento mi è apparso più propizio per scriverti ancora, forse l’ultima volta. Ti immagino già con il viso un po’ contrito a rimproverarmi questa sconsideratezza: avrei certamente potuto parlarti di persona dal momento che, come un Angelo Custode quieto e paziente, vegli costantemente al mio fianco, anziché affaticarmi alzandomi dal letto, ma sai bene che spesso un infimo torpore mi prende e perfino la nobile arte della parola mi riesce difficile. Inoltre, volevo riprendere la nostra tradizione epistolare, non tanto per comunicare fatti di cui non sei a conoscenza – perché hai il potere di leggermi dentro – ma per farmi perdonare quella quieta insensibilità che mi impedisce di godere appieno della tua inequiparabile compagnia e dimostrarti quanto ti sia riconoscente per questo, foss’anche per lasciarti un ultimo ricordo lucido di me.

Nel periodo appena trascorso di degenza, quando la debolezza si è impossessata delle mie membra tanto che il corpo si mostrava restio a ogni minimo movimento costringendomi al riposo, la mia mente rimaneva vigile e sveglia e, senza altra possibilità di svago, s’intratteneva per suo conto fantasticando su ciò che la circondava o su ciò che l’attendeva. Negli ultimi giorni ho riesaminato quel lungo percorso che posso considerare la mia intera esistenza proprio come farebbe un esploratore che, giunto faticosamente su di un’alta cima, scruta con compiacimento il meraviglioso paesaggio che dolcemente si distende nella pianura sottostante e, ovunque egli sposti lo sguardo, si mostra in ogni sua sfumatura: si tratta di una conquista non solo per gli occhi, ma anche per l’anima.

Il passato mi è così caro che ho ricordato in special modo gli anni della nostra giovinezza a Steventon quando mi chiedevi con impertinenza di Tom Lefroy o di quando rimproveravi i miei atteggiamenti dissoluti e scandalosi nel modo di ballare, mentre io mi indispettivo se ti impegnavi a scrivere ad altri, che io non consideravo meritevoli della tua attenzione tanto quanto la sottoscritta. I nostri viaggi ci tenevano lontane, ma la frequenza della nostra corrispondenza era così serrata che non ci faceva temere nulla. Ero lusingata delle tue lettere minuziose di particolari che mi divertivano oltre misura – rimani per me la miglior scrittrice comica dei nostri tempi – e di tutte le soddisfazioni che hai saputo procurarmi. Non credo che due persone abbiano potuto essere più unite e più felici di quanto lo siamo state noi.

Il tempo non sapeva essere altro che bello.

Ma io ho compreso di non essere pronta a lasciare tutto questo Cass, non riesco a fingere di non aver paura e suppongo che questo sentimento, considerata la situazione, sia comprensibile e senza biasimo, ma voglio sperare nel tempo che mi resta. Desidero approfondire le mie amicizie, anche se su alcune grava ancora un debito epistolare che non è stato risanato, vorrei scrivere di più – la stesura di “Sanditon” prosegue a rilento a causa della mia malattia e spero vivamente di riprenderla al più presto – e viaggiare se ne avrò la forza perché questo cottage di mattoni rossi è davvero grazioso e la zona molto tranquilla, per non parlare della splendida cattedrale che si trova in fondo all’isolato, ma non mi dispiacerebbe rivedere i campi verdi di Chawton che sono stati lo sfondo delle nostre lunghe passeggiate, braccio sotto braccio, quando le mie risate si mischiavano alle tue parole e il tempo volava senza che noi ce ne accorgessimo.

Non fraintendermi, non desidero la morte, ma sono fermamente consapevole della mia sofferenza, anche se non posso esprimere o lamentare un preciso dolore, e se il peggio dovesse farsi inevitabile auguro allora alla mia povera Anima di riposare in una Dimora di gran lunga superiore a questa.

Desidero confessarti che il mio ultimo, ma non meno importante, proposito è quello di dire addio a chi amo di più a questo mondo e a Colei che ha saputo riempire di gioia ogni singolo giorno della mia vita. Suppongo sia giunto il momento di far scivolare il mio cuore nella penna, liberarmi da qualsiasi tipo di riservatezza  – sai perfettamente quanto sia discreta nell’esternare i miei sentimenti – e di austerità,  per assicurarmi che l’affetto sincero che provo per te non sia stato frainteso perché segregato tra le mie labbra per troppo tempo, forse in maniera irreparabile. Quello che desidero dirti è che ti devo tutta la felicità della mia vita perché sei stata in ogni modo tutto ciò che una persona avrebbe mai potuto significare per un’altra: non eri solo la mia Sorella adorata, ma eri anche la mia Amica del cuore, colei che rendeva preziosa ogni piccola gioia, che sapeva alleviare ogni pena o dissipare qualsiasi dubbio, alla quale non ho mai nascosto un singolo pensiero e alla quale dedico il mio più profondo affetto e la mia più sincera gratitudine. Sei e rimarrai sempre la persona di gran lunga migliore e saggia che avessi mai potuto desiderare d’incontrare e, credimi, non so se ringraziare maggiormente Dio o nostra Madre per aver reso tutto questo possibile. Nessuno ha saputo eguagliarti ai miei occhi perché il tuo amore, così grande e vivo, ha reso ogni altro legame impossibile: mi bastava averti al mio fianco e tutto il resto perdeva d’importanza. Anche quando fummo costrette a separarci tu, in realtà, non mi lasciasti mai: per colmare il vuoto materiale dovuto alla distanza decisi di ricamare con filo d’oro una piccola C all’interno della manica sinistra del mio abito preferito – quello blu cobalto che non mi stancavo mai di indossare – così bastava che mi sfiorassi il braccio nei momenti di sconforto e subito il pensiero volava a te, la mia Sorella Maggiore, e il sereno tornava a risplendere nel mio animo. Non credo che ci saranno altre occasioni per indossare quell’abito – almeno, per quanto mi riguarda – pertanto desidero che lo prenda tu: trovo che quel colore si adatti perfettamente al tuo incarnato e, in secondo luogo, perché ho provveduto a ricamare anche la mia iniziale accanto alla tua di modo che, se fossimo state costrette a separarci nuovamente, una parte di me sarebbe rimasta sempre con te.

Non pensavo di scrivere una così lunga lettera quando ho cominciato, evidentemente mi sono lasciata trascinare da quanto volevo dirti, dai dolci ricordi che sono emersi e dai sentimenti che inevitabilmente li accompagnano e spero di averti recato, mia preziosa Anima, più piaceri che sofferenze. Dio ti benedica – Devo smettere, perché sento del trambusto sulla strada che probabilmente preannuncia il tuo ritorno.

Saluta affettuosamente la piccola Fanny e ringraziala sentitamente per tutte le lettere che si è premurata di scrivermi, ricche di espressioni così allegre e divertenti – credo che sotto questo aspetto mi somigli molto, non trovi?  Sono state una graditissima sorpresa e nulla avrebbe potuto gratificarmi maggiormente del forte affetto che ha saputo dimostrarmi. Porgi i miei più affettuosi saluti anche a tutti gli altri.

Rimango la tua affezionatissima Sorella,

e per sempre tua,

Jane

Jane Austen morì il giorno seguente, precisamente alle 4.30 di mattina, tra le braccia della sua adorata sorella Cassandra, fedele compagna di vita che rimase ad assisterla fino al suo ultimo respiro. I suoi resti vennero deposti, e tuttora sono conservati, nella famosa cattedrale di Winchester, nell’Hempshire, edificio – da quanto si apprende dalle lettere della sorella – che lei ammirava molto. Questa missiva fu rinvenuta dalla stessa Cassandra nel primo cassetto dello scrittoio.

Era il 18 luglio del 1817.

di Federica Cenname

disegno di Martina Ciaramidaro

N.B.: tutti i pezzi del Vizio del Mese: Agosto viaggiano nel tempo: ogni racconto ruota intorno a una data specifica da cui gli scrittori si sono lasciati ispirare.

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2 commenti Aggiungi il tuo

  1. Emanuele ha detto:

    Andate proprio come treni questo mese!! Il tempo vi ispira 🙂 Ho letto questa lettera in un batter d’occhio, ti trasporta senza che te ne accorga. Complimenti! Molto ben scritto!

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    1. Sempre mille grazie! 😉

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