Lucy – Priscilla Buongiorno

Ogni giorno comincia, più simile a quello prima, più simile a quello dopo. Le finestre di questo palazzo, questa reggia fatta di cristallo, mi restituiscono Londra, ma lei non mi vede, è troppo impegnata a vivere, a viversi, nei passi della gente. Quassù resto invisibile osservatrice della vita frenetica che mi circonda e mi sento come una rondine intrappolata nella sua confortevole, bellissima gabbia al di sopra di ogni cosa. Londra… Londra e il suo fiume, Londra e i suoi edifici di mattoni, Londra e i suoi putridi vicoli. Un tempo consideravo questa la mia città, colei che mi aveva dato tutto, la vita, l’amore… Benjamin è stato come un raggio di sole ribelle tra le nuvole, un soffio di brezza cristallina tra i fumi industriali di questo organismo ormai marcio, budella di sassi, mattoni e pozzanghere di colera. Benjamin, dove sarai adesso? Da quando ti hanno portato via da me, da noi, temo per te ogni giorno, oso solo tenuemente sperare che tu sia vivo, ma ormai sono passati due mesi e so che non ci rivedremo.
Le fontane hanno i riflessi dei bambini, i bambini hanno i riflessi di mille specchi, appesi nelle loro menti, così vivide cose, felici perchè stasera avranno la cioccolata e domani coglieranno more. Li guardo rincorrersi, battagliare con armi di legno, fiocchi al vento come le loro grida limpide.
Ti guardo, Johanna, crescere e cambiare ogni giorno, pura come un angelo. Questo sei, un angelo, inadatto a vivere quaggiù, in questo caos sporco di rumori, e mi chiedo se un giorno potrò guardarti, adolescente e poi donna, abbassare lo sguardo per odorare un mazzo di fiori. Ecco, un cavallo imbizzarrito corre lungo il viale di pietre che costeggia il parco, grida diverse si uniscono a quelle dei bambini spaventati e lo rincorrono…ma tu piangi. Mi distogli da questi pensieri di sogno, buoni solo a rinfrescare, con panni di lino, il mio dolore, un dolore profondo, che non si può cancellare. Perchè piangi piccola mia? Vedi, lui è libero ora. Prova a dormire un poco…”There was a barber and his wife…and he was beautiful..a proper artist with a knife…and he was beautiful” ecco, ora chiudi gli occhi, piccoli pozzi d’infinito, così ch’io non possa ripensarci.

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Oh, agognata libertà, perchè mi sfuggi? Davvero fui così sciocca da cedere alle lusinghe di un avvoltoio? Io non ricordo. Dopo quella festa sudicia e abominevole io non conosco più la verità. Ricordo i fiori, ilvolto suino del messo che mi diceva quanto foste addolorato e pentito…Che sciocca sono stata. E ora la colpa e la vergogna mi seguiranno nella tomba.
All’orizzonte vedo il mare, ma a cosa mi serve se non posso bagnarmici, se non posso attraversarlo, se non posso riempirmi a poco a poco le orecchie di acqua salata e guardare il cielo sparire sotto un velo più profondo, profondo di vita miserabile e infelice. Questo stesso oceano ha preso anche te, Benjamin? Giaci gonfio e putrefatto sul molo di qualche città straniera? Così che il tuo cuore somiglia al mio, somiglia a quello di questa città, questa cella a cielo aperto, coperto dalla coltre dell’industria. Sento il peso del tempo, Benjamin, come questa stessa coltre, blocca le mie emozioni su un’angoscia cieca, senza più speranza. Ricordo un tempo in cui avevo paura della Morte, il tempo in cui sporcavo le mie giornate con i progetti e le speranze, li appendevo a scolare con mollette di legno. Anche guardando quella coppia di anziani oltre il marciapiede, li vedo scendere nel parco, scendere verso la fossa che farà loro da giaciglio perpetuo. Lei li osserva da vicino, conosce tutti i compromessi che in questi lunghi anni li hanno uniti. Vedevo per noi quel letto di terra, io me ne sarei andata per prima, non avrei sopportato l’idea di perderti, ma tu sei più forte, tu hai una scintilla negli occhi, a volte quasi rabbrividivo a quella scintilla. Ma mi avresti raggiunta presto, per non lasciarmi sola al buio…tu sai che ho paura del buio. Ma poi è arrivato l’uragano e quelle mollette sono state spazzate via, al loro posto solo denti maligni scintillanti alla luce di candele ingannevoli, abominevoli, maschere, maschere solamente. Stalattiti umide che pendono da grotte di carne. Sapeva Turpin?

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Non ho le forze per portare avanti questo peso, nemmeno quelle per alzare la piccola Johanna fino al cielo cui appartiene. Non posso riportarti a casa, piccola creatura purissima, sono appesantita dal fango dell’onta, mi tira le caviglie come le sabbie mobili della giungla e nessuno mi può salvare, non senza sporcarsi. Per questo lascio sciolti i miei capelli a protezione dello scherno, a protezione del mondo, a protezione anche del sole. Non v’è scopo di acconciarli, la decenza mi ha abbandonata. Rimango al ciglio della strada con il braccio teso, una flebile speranza e i miei bagagli pesanti. Ma vedi il mare, Johanna? Saremo libere tra poco e potremo volare sopra la distesa nera che ha ingoiato anche tuo padre, come fauci di un gigante ubriaco.
Ecco, il veleno scivola e si diffonde nelle mie viscere come la nebbia in quelle di questa città malata di fumi e di delitti, ricca di ombre, di fiaccole menzognere che si mascherano sotto le sembianze del sole, del sole priva, solo lucciole nella notte, vestite di stracci e nastri variopinti, bagnano i pochi orli che arrivano a terra dei liquidi che ristagnano al buio. Sento un calore, Johanna, un calore che sale su, fino alla testa, ma saremo libere, piccola mia, libere di volare come petali di fiore nel vento, matte come la brezza primaverile, saremo nell’aria, saremo nella nebbia, saremo Londra e saremo l’oceano.

di Priscilla Buongiorno
disegno di Martina Ciaramidaro

N.B.: tutti i pezzi del Vizio del mese: febbraio vogliono far rivivere personaggi secondari, spesso rimasti senza possibilità di parola.

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